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Vecchio 26-10-2006, 14.35.32   #1
pinuspinea
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Post Viene a galla...

Prima o poi la merda viene a galla. A segnalare chi è che gioca sporco sotto l'acqua torbida della politica.

Sismi, lista con i «nemici» del governo Berlusconi
Giovanni Bianconi
Corriere della Sera
26-10-2006

ROMA — Una lista di nomi: qualche politico (di sinistra) e molti magistrati. Intitolata «aree di sensibilità». E poi, sotto lo stesso titolo, una sorta di programma operativo per contrastare le presunte attività anti-governative evidentemente attribuite alle persone inserite nell'elenco. E' un documento senza data né intestazione, riferibile all'estate del 2001, quando s'era appena insediato il governo guidato da Silvio Berlusconi. E' stato trovato nell'archivio dell'ufficio Sismi di via Nazionale a Roma, quello gestito da Pio Pompa, strettissimo collaboratore del direttore Nicolò Pollari.
I magistrati milanesi che indagano sul ruolo del servizio segreto militare nel sequestro di Abu Omar stanno ancora valutando il valore di queste carte. Ma nel frattempo le hanno trasmesse al comitato parlamentare di controllo sui Servizi. Insieme ad altri documenti trovati nell'anonimo ufficio romano. Tra i quali una comunicazione della Cia del maggio 2003 in cui si riferirebbe che l'imam egiziano scomparso da Milano tre mesi prima si trovava nelle carceri egiziane. Particolare che dalle indagini è emerso solo un anno più tardi. E che smentirebbe quanto i vertici del Sismi hanno sempre sostenuto, e cioè che di Abu Omar non avevano mai saputo nulla.
Se la comunicazione della Cia ha un legame diretto con l'inchiesta sul rapimento dell'imam, gli altri documenti trovati nell'ufficio di Pompa e inviati al Parlamento riguardano il funzionamento e le finalità del Servizio. Dell'elenco di nomi — anzi di soli cognomi — di politici e magistrati non si conosce l'origine, né il motivo per cui era finito nelle mani del funzionario del Sismi che lo ha conservato. La lista si apre con Violante, e gli altri politici sono Brutti, Visco, Bargone (l'ex sottosegretario ds nei governi di centrosinistra), Veltri e Leoluca Orlando. Compaiono anche un non meglio precisato «De Benedetti», Arlacchi e «Floris D'Arcais», evidente riferimento al direttore del periodico Micromega Paolo Flores d'Arcais. Gli altri sono magistrati, dal procuratore generale di Torino Caselli all'ex presidente dell'Anm Edmondo Bruti Liberati, seguiti da pubblici ministeri palermitani e milanesi (c'è quasi l'intero pool Mani pulite, da Borrelli in giù) e poi di Napoli, Roma, Bari e qualche altra città.
Sotto la stessa indicazione «aree di sensibilità» viene poi disegnato un progetto di «disarticolazione, graduale ma costante, del dispositivo approntato in sede politico-giudiziaria da noto esponente, già appartenente all'ordine giudiziario, che si è proposto quale ideologo e poi catalizzatore e garante occulto di un gruppo di appartenenti a quell'ordine». Quel «dispositivo», secondo il documento, aveva in animo delle «iniziative di aggressione» di tipo «politico-giudiziario» nei confronti di «esponenti dell'attuale maggioranza di governo e di loro familiari», paventate nei tribunali di Milano, Torino, Roma e Palermo. Al fianco di queste, provenienti da Spagna e Gran Bretagna, vengono ipotizzate altrettante «attività aggressive svolte in sinergia» con i magistrati italiani.
Contro queste possibilità si ipotizzano specifiche iniziative di «disarticolazione», «neutralizzazione» e «ridimensionamento » dei presunti progetti anti- governativi. Viene addirittura auspicata la creazione di un gruppo di «soggetti di riferimento» cui affidare lo specifico compito di studiare preventivamente le immaginate «iniziative aggressive». E si specifica che bisogna fare in fretta ad organizzare le contromosse, perché l'attuazione dei programmi definiti «destabilizzanti» viene data per imminente, non appena la vecchia maggioranza divenuta opposizione al governo Berlusconi avesse superato il trauma della sconfitta subita. Tra gli organismi che avrebbero dovuto mettere in atto le «aggressioni» al governo di centrodestra e ai suoi esponenti è indicato pure l'Olaf, l'ente dell'Unione Europea contro le frodi e la corruzione del quale facevano parte anche magistrati italiani.
Per il contrasto a questi supposti pericoli vengono suggerite delle azioni di «supporto conoscitivo» da sviluppare all'interno delle istituzioni (ad esempio individuando i «focolai di contrapposizione tecnico-politica alla linea del governo»), e più in generale attraverso lo studio delle «fonti aperte», sia in Italia che nel resto del mondo.
A parte l'utilizzo di una terminologia che a tratti suona perfino inquietante per l'assonanza con certi comunicati di gruppi terroristici interni (il termine più ricorrente è «disarticolazione»), colpisce l'organicità di un progetto sul quale gli inquirenti ritengono necessario fare chiarezza, tanto da portarlo a conoscenza di un organismo parlamentare. Chi ne era in possesso, Pio Pompa, in una memoria inviata ai magistrati ha detto di non poter rispondere sulla sua attività per motivi di riservatezza e «nell'intento di tutelare la sicurezza nazionale». Quanto all'imponenza del suo archivio ha spiegato: «Nella mia missione sono obbligato ad acquisire, classificare e custodire tutte le informazioni che ottengo, senza distinzione di genuinità, affidabilità e attendibilità, etc... Si acquisiscono informazioni utili e inutili; ciò non significa che anche quelle inutili debbano essere cestinate e non custodite».
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Vecchio 26-10-2006, 14.47.34   #2
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Post Altro articolo, medesimo argomento.

Pollari, la fine di un disinformatore - di Carlo Bonini
Giovedì, 26 ottobre 2006

Il tempo di Nicolò Pollari, direttore del controspionaggio militare, è finito. Resterà a Forte Braschi ancora una settimana, forse due. Sarà altrove entro novembre. "Dove andrà - riferisce una fonte di governo - dipenderà se l'avvicendamento avrà luogo prima o dopo un'eventuale e pesante richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Milano. Il generale aspirava al Comando Generale della Guardia di Finanza". Aggiunge: "Un'ipotesi evidentemente non praticabile, se non altro perché avrebbe imposto la modifica della legge che disciplina il Corpo. Diciamo che per Pollari, al momento, si potrebbe far ricorso alle risorse che storicamente offrono il Consiglio di Stato o la Corte dei Conti".

Nel primo pomeriggio, la decisione del Governo viene comunicata al Comitato Parlamentare di controllo sui servizi segreti dal sottosegretario con la delega all'intelligence Enrico Micheli. Il tono è diplomatico. La sostanza chiarissima.

"L'avvicendamento ci sarà. Io sono un uomo d'azienda e so che organizzazioni complesse, come quelle dei Servizi, richiedono un approccio equilibrato. Ma proprio perché sono un uomo d'azienda so che il rinnovamento giova all'efficienza". Micheli consegna al Parlamento l'esito di una conta che, tra lunedì e ieri sera (quando una ennesima riunione a palazzo Chigi è servita a confermare che la strada imboccata non contempla inversioni), ha visto prevalere nel Governo le ragioni di Romano Prodi e del ministro dell'interno Giuliano Amato.

E dunque la scelta di accelerare la sostituzione del direttore del Sismi, piuttosto che spostarla ancora nel tempo, come avrebbe preferito il ministro della Difesa Arturo Parisi, rimasto alla fine isolato non solo nel raccomandare tempi lunghi ma anche nel sollecitare un ricambio complessivo dei vertici degli apparati di sicurezza che avrebbe dovuto "annegare" l'avvicendamento di Pollari in un giro di nomine che avrebbe contemplato anche la sostituzione del capo della Polizia Gianni De Gennaro.

Nell'allontanamento di Pollari, Palazzo Chigi conta di rispettare la "forma". E, come chiesto dal vicepresidente del consiglio e ministro degli esteri Massimo D'Alema, la nomina del successore del generale arriverà negli stessi giorni in cui il Governo presenterà in Parlamento un disegno di legge sulla riforma dei Servizi o, quantomeno, ne illustrerà le linee guida (un lavoro - riferiscono fonti di Palazzo Chigi - in un sufficiente stato di avanzamento).

Apparentemente poca cosa rispetto a quanto Pollari chiedeva al Governo a garanzia del suo presente e, soprattutto, del suo futuro. E' vero che, ieri pomeriggio, Micheli è tornato a opporre al Comitato Parlamentare di controllo sui Servizi il "segreto di Stato" su atti che, a dire del direttore del Sismi, gli impedirebbero oggi di difendersi.

Ma nessuno nel Governo scommette che questo preluda a una decisione della maggioranza di sollevare un conflitto di attribuzioni con la Procura di Milano e dunque il via libera a un'iniziativa che congelerebbe il processo sul sequestro di Abu Omar e con lui l'imputazione a carico di Pollari.

Al contrario, a Palazzo Chigi si raccoglie in queste ore un'altra notizia. Chi ha parlato con Enrico Micheli, racconta che "il sottosegretario è convinto che Pollari possa tranquillamente difendersi di fronte alla magistratura di Milano senza invocare i documenti coperti da segreto".

"Anche perché - aggiunge la stessa fonte - quei documenti non riguarderebbero affatto la vicenda Abu Omar ma le modalità operative della Cia".

Insomma, se così fosse, Pollari verrà abbandonato al processo di Milano, alle sue stesse ammissioni durante la fase istruttoria del processo ("Non esiste alcun segreto") e alla prospettiva di un'imputazione - concorso in sequestro aggravato di persona - per la quale è prevista una pena di 15 anni di reclusione.

Del resto, il conto che oggi viene presentato a Pollari ha nella vicenda Abu Omar soltanto un capitolo. Non necessariamente il più importante. Pollari paga l'infedeltà istituzionale della struttura che ha diretto per cinque anni.

Di cui molto era già noto (il reclutamento, in violazione della legge istitutiva dei Servizi, del vicedirettore del quotidiano "Libero" Renato Farina; il controllo illegale dei movimenti e delle comunicazioni di due cronisti di "Repubblica"; la fabbricazione di un falso dossier su altrettanto false responsabilità di Prodi nella prassi delle "extraordinary renditions", le cosiddette consegne straordinarie) e che ora si arricchisce di nuove circostanze.

Martedì sera, la Procura di Milano ha consegnato al Comitato Parlamentare di Controllo una prima parte dei documenti sequestrati, nel luglio scorso, nell'ufficio riservato del Sismi di via Nazionale.

In quelle undici stanze dove per anni ha abitato Pio Pompa, l'uomo scelto personalmente da Pollari per condurre campagne di manipolazione e intossicazione dell'opinione pubblica, operazioni di influenza e discredito. Ebbene, nelle carte consegnate a san Macuto dalla Procura di Milano, i componenti del Comitato hanno potuto leggere un fascio di appunti, trascritti in un file significativamente battezzato "Operazione traumatica".

Lo scartafaccio del Sismi non ha una data certa (sembrerebbe risalire alla fine dell'estate del 2001) ma il suo anonimo estensore non ne dissimula certo la natura e lo scopo. Vi si descrive in termini foschi l'esistenza di una "struttura" che terrebbe insieme pezzi della magistratura associata e settori dei Ds. Che, attraverso l'attuale procuratore aggiunto di Milano, Edmondo Bruti Liberati, avrebbe quali suoi terminali Luciano Violante e Massimo Brutti, all'epoca (2001) componente del Comitato parlamentare di controllo e, oggi, suo vicepresidente.

Una struttura - chiosa il Servizio - capace di "mettere in pericolo" il nuovo governo di centro-destra, meritevole dunque di massima sorveglianza e del ricorso a "tecniche di neutralizzazione" (quali dovessero essere, non viene specificato).

Chi, a san Macuto, ha avuto modo di leggere questi appunti li descrive dai "toni quasi grotteschi", ma non per questo meno "inquietanti", soprattutto perché conservati in uno stesso fascicolo con altre note anonime del Servizio relative alle violenze del G8 di Genova, alla scelta politica della sinistra di chiederne conto.

Decisione, questa, evidentemente temuta dal Sismi e denunciata come minaccia agli apparati di sicurezza. "Sembra proprio di intuire - spiega una qualificata fonte del Comitato - che, con la vittoria del centro-destra e il cambio della guardia al Sismi, qualcuno avesse deciso di cominciare ad alimentare una campagna di spionaggio e intossicazione ai danni dell'opposizione".

Su questi ultimi veleni è stato sollecitato con alcune domande lo stesso Micheli durante la sua audizione e il sottosegretario - per quanto viene riferito - ne ha preso atto. In attesa, a questo punto, che il Comitato parlamentare, con una sua relazione conclusiva al Governo e alle Camere, dia un significato politico alle responsabilità e agli episodi di infedeltà del Servizio ormai documentalmente accertati in questo supplemento di istruttoria sul "caso Abu Omar".

Anche qui i tempi vengono annunciati come "brevi". Il documento dovrebbe essere licenziato "non oltre il 10 novembre". Se sarà poi condiviso da maggioranza e opposizione è un'altra storia. Anche se i segnali, al momento, lasciano intuire che un accordo sulla censura da muovere al Sismi e al suo direttore ormai in uscita sarà tutt'altro che agevole.

da www.repubblica.it
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Vecchio 26-10-2006, 14.54.37   #3
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Vediamo un pò che pulsante premiamo adesso...
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Vecchio 26-10-2006, 15.07.01   #4
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ah ah ah ah ah ah ah ah ah......


Cia'
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Vecchio 26-10-2006, 15.59.03   #5
Paolo_C
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che domande....

ma è chiaro il pulsante Q!

Tutto perchè il professore è stato deflorato da ignoti almeno 128 volte senza che nessuno gli abbia mai detto "Ti amo".
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"Spararono poi sparirono sui monti, dopo averci aizzato contro la rabbia dei tedeschi, ci lasciarono inermi a subire le conseguenze della loro sconsiderata azione. Per tre giorni non si mossero, guardando le case e le persone bruciare. Con quale coraggio oggi proclamano di aver difeso i nostri cari"

Ich bin der Geist der stets verneint

Alla sicurezza si perviene quando moltissimi, miserevoli egoismi sono superati, perchè la sicurezza è un bene comune...così come l'etica, il buon governo, la buona amministrazione etc

Ultima modifica di Paolo_C : 26-10-2006 alle ore 16.00.17 Motivo: non esistono intercettazioni comuniste
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Vecchio 27-10-2006, 13.41.29   #6
pinuspinea
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O magari perchè la campagna di stampa sulle sue donazioni era figlia di un modo illegale di usare la Guardia di Finanza, o perchè le intercettazioni di Fassino e DF'Alema che parlavano della BNL e di Consorte non erano uscite dalla procura ma dai servizi tramite Telecom, magari è lo stesso tipo di cose che sono servite ad imbastire la falsità di Telecom-Serbia. Inutile ribadire a chi faceva comodo no? A buon intenditore non serve spiegare che questo è uno dei motivi principali per votare Prodi ancora una volta, se l'avversario è bellachioma.
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Vecchio 27-10-2006, 13.51.17   #7
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Ma come fate a non capire che proprio questo giochino di aizzare il popolo uno contro l'altro con il "chi é strato il primo" é l'ombrello che ci stanno infilando nel culo? (scusate se dico ombrello)...

La prossima mossa sarà quela di aprirlo l'ombrello...

Io sono stato sempre appassionato di sociale: e di politica quindi. Ho aderito a movimenti, fatto manifestazioni; insieme ad altri ho fatto nascere addirittura un giornale politico nel 1979, che é vissuto quasi un anno!...
Adesso invece sono riusciti a togliermi ogni voglia, a farmi chiudere.

Dividi et impera.
Il potere ha come unico scopo quello di mantenere in vita se stesso: al di la di chi lo esercita. E non é un paradosso ubriaco questo...
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